di Italo Franceschini – Comm. Forestale in congedo
(A cura di Maria Pia Turbi)

La prima riserva naturale in Italia è stata istituita dal Corpo Forestale dello Stato nel 1959 a “Sasso Fratino” sull’Appennino Tosco-Romagnolo, all’interno delle Foreste Demaniali Casentinesi. In assenza di una precisa collocazione normativa, per la costituzione di riserve naturali, si adottarono i criteri indicati dall’Unione Internazione per la Conservazione della Natura e delle sue risorse (UICN), organismo del quale faceva parte l’Azienda di Stato per le Foreste Demaniali (ASFD), che definiva Riserva Naturale un “territorio o luogo che per ragioni di interesse generale e specialmente d’ordine scientifico, estetico ed educativo, viene sottratto al libero intervento dell’uomo e posto sotto il controllo di pubblici poteri al fine di garantire la conservazione e protezione dei caratteri naturali fondamentali”.

Il primo demanio forestale era costituito dai territori demaniali ereditati dagli stati preunitari e così è stato per la Foresta delle Lame, la quale dopo il congresso di Vienna (1815) passò al demanio dello stato Sardo-piemontese, quindi a quello del regno d’Italia che dichiarò inalienabili le foreste demaniali con provvedimenti del 1871 e del 1908, affidandone la gestione tecnico-economica all’Amministrazione Forestale. La foresta delle Lame è dunque una delle più antiche del patrimonio demaniale italiano che però, a seguito di alterne vicende storico-sociali, pervenne alla gestione del Corpo Forestale dello Stato, in condizioni di sommo degrado. Per riparare ai gravi dissesti in corso, a partire dal 1910 e sino agli anni ‘30, il C.F.S. iniziò il coniferamento all’interno del ceduo degradato ed un programma di sistemazioni idraulico-forestali per la regimazione dei corsi d’acqua e il consolidamento dei versanti; negli anni ’50 e ’60 ripresero i rimboschimenti anche con latifoglie (Frassini e Aceri) ed iniziarono interventi di conversione della faggeta in alto fusto; furono acquistati nuovi territori e la foresta demaniale giunse ad una superficie totale di circa 300 ettari. In seguito all’istituzione della Riserva naturale di “Sasso Fratino” crebbe l’entusiasmo per ulteriori individuazioni di territori da tutelare e, nel 1966, anche aderendo a sollecitazioni provenienti dal mondo scientifico e accademico(1), il Corpo Forestale dello Stato predispose un elenco delle aree naturali, incluse nelle foreste demaniali, meritevoli di essere tutelate e preservate; iniziò così l’iter che portò alla costituzione di nuove riserve naturali lungo tutta la penisola, tra le quali anche la Riserva Naturale Integrale “Agoraie di Sopra e Moggetto” all’interno della Foresta Demaniale delle Lame, costituita con Decreto del Ministro dell’Agricoltura e delle Foreste, nel 1971.

Il Demanio Forestale ha rappresentato quindi la massima protezione e conservazione di quei territori che sarebbero poi divenuti il fulcro della politica ambientale nazionale.

La storia recente vede il passaggio delle foreste demaniali dallo stato alle regioni a seguito dei cosiddetti decreti delegati del 1977. Il transito alle regioni non fu però totale: lo stato si riservò l’1% della proprietà costituita tra le altre dalle riserve naturali; per tale motivo le foreste demaniali presenti in Liguria, compresa la foresta delle Lame, divennero proprietà regionale (F.D.R.) con esclusione della Riserva delle Agoraie la cui gestione è tutt’oggi affidata al Corpo Forestale dello Stato(2). Alla fine degli anni ’70 quindi passò al demanio regionale una splendida faggeta di alto fusto con estesi boschi di conifere presso che assestati. Tale foresta, unitamente a quelle demaniali del Penna e dello Zatta, sono oggi all’interno del Parco naturale regionale dell’Aveto.

RISERVA NATURALE ORIENTATA–RISERVA BIOGENETICA

“AGORAIE DI SOPRA E MOGGETTO”

Gli aspetti naturalistici che hanno portato all’istituzione della riserva, sono dati dalla presenza di un gruppo di piccoli laghi, stagni o torbiere ove si sono conservate diverse specie relitte, sia vegetali che animali, che esprimono l’eccezionalità della loro presenza trovandosi a pochi chilometri in linea d’aria dal Mediterraneo, pur essendo specie tipicamente artiche o alpine; tale ambiente è l’unica testimonianza nell’Appennino ligure del glacialismo locale. L’ultima glaciazione, la Würmiana è durata circa 58000 anni ed è terminata a partire da circa 12-15000 anni fa e la sua azione, combinata con gli effetti climatici successivi, ha consegnato ai nostri giorni un habitat molto simile ai paesaggi scandinavi. Non bisogna dimenticare comunque che le alterne vicende storico-sociali degli ultimi 2000 anni (incendi, eserciti, feudalesimo, rimboschimenti, azioni antropiche diverse) hanno alterato profondamente l’habitat originario, non ultimo l’immissione di trote nei laghetti per l’attività ludico-sportiva, durata fino agli anni ’60; per tanto la proposta di riserva è stata da subito impostata su un modello conservativo rigido.

Il Decreto Ministeriale che ha istituito la riserva, porta la data del 26/07/1971 classificandola di tipo “integrale” e l’art. 2 del citato decreto consentiva “l’accesso esclusivamente per ragioni di studio, per fini educativi, per compiti amministrativi e di vigilanza, restando vietata qualsiasi altra attività antropica”; nel 1977 l’area è stata messa a disposizione del Consiglio d’Europa per la costituzione della rete europea delle Riserve Biogenetiche(D.M.02/03/1977); una successiva migliore conoscenza scientifica dell’ambiente, ha suggerito di operare alcuni interventi correttivi alla gestione rigida della riserva, quali: 1) agevolare il ripristino di una copertura arborea che segua il dinamismo naturale risultato stravolto con i rimboschimenti; 2) operare azioni di diradamento delle fitocenosi palustri; 3) eliminare le specie ittiche introdotte in quanto non originarie; per tali motivi, con D.M. 30/05/1986, la Riserva Integrale è stata riclassificata “Riserva naturale orientata”, in modo da permettere gli interventi suddetti e per ulteriori ricerche scientifiche.

La riserva è in comune di Rezzoaglio (GE), ha una superficie di circa 16 ettari costituita dall’area delle “Agoraie di Sopra” (15 ha) e da un’area separata detta “Moggetto” o “Lagastro” di 1 ha circa, entrambe recintate. Si distende ad una quota compresa tra i 1300 e i 1350 m/slm, adagiata sui versanti settentrionali dei monti delle Lame (m 1595) e degli Abeti (m 1543); appartiene al bacino del fiume Trebbia del quale il torrente Aveto è tributario. Nella Riserva il lago detto “degli Abeti” conserva sul fondo numerosi tronchi sub-fossili di Abies alba risalenti a circa 2610 anni, a conferma del toponimo “Val d’Aveto” che significa appunto “degli Abeti”.

Lago degli Abeti, con i tronchi sub-fossili

Ma l’aspetto scientifico pregevole ed unico è dato dalla presenza di una piccola crittogama, la Lycopodiella inundata,che nella riserva trova l’unica stazione appenninica nel lago Riondo; gli altri laghetti sono lo Stagno Piccolo, le Agoraie di Mezzo e le Agoraie di Fondo. Il separato laghetto stagionale detto Moggetto o Lagastro, ospita invece un’interessante colonia di anfibi. Laghetti e pozze di origine glaciale sono presenti anche al di fuori della riserva, sparsi nella foresta delle Lame come lo stagno Asperelle, lo stagno Code d’Asino, la pozza degli Abeti, la pozza della Polenta, la pozza dell’Ortigaro e il Lago Scuro; altri stagni e zone umide si trovano ancora nella foresta demaniale del Penna e nei rilievi limitrofi in comune di S.Stefano D’Aveto e di Borzonasca e nei comuni del versante emiliano.

L’Ufficio Territoriale per la Biodiversità di Lucca(UTB)CFS, responsabile della gestione, fornisce altre informazioni utili, compresi i progetti in corso.

(1) Per la riserva delle Agoraie vi furono sollecitazioni già dal 1961 da parte del direttore dell´Istituto Botanico Hanbury, il prof. Rodolfo Pichi Sermoli e successivamente da parte del Museo Civico di Storia naturale di Milano nella persona del prof. Luigi Cagnolaro, altre segnalazioni pervennero dall’Associazione “Pro Natura” di Genova e da Italia Nostra.

(2) A tutt’oggi si contano complessivamente 147 Riserve Naturali Statali, delle quali 130 gestite dal Corpo Forestale dello Stato.